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Oggi abbiamo avuto l’onore di fare due chiacchiere amichevoli con un vero professionista dello sci e per l’occasione non potevamo esimerci dal porgergli 4 domande semplici per aiutarci a comprendere meglio il ruolo del podoiatra in uno sport cosi particolare.

Piermario Calcamuggi oggi ha 70 anni e si gode la pensione. Ma nel 1994, a Narvik, in Norvegia, era a capo dell’Italdonne. Fu il dt dell’ultima tripletta femminile in un gigante di Coppa del Mondo, 23 anni prima di Aspen, ecco cosa ci ha detto:

Nel suo ruolo di ex direttore della squadra nazionale di sci alpino ai tempi di e Deborah Compagnoni e Alberto Tomba quanto era considerato importante il piede a livelli cosi alti e agonistici?

“Entrambi avevano gli scarponi “personalizzati “. Lo scafo aveva il suo stampo individuale e così la scarpetta. Per il plantare Deborah aveva un sottopiedi  creato sul calco della sua impronta senza alcuna modifica. Alberto sicuramente aveva scafo scarpetta e sottopiede improntato sul suo calco Però  non ho potuto accertamenti di persona. Entrambi comunque credevano nell”importanza del piede nello sci.”

Quale crede che sia, in base alla sua esperienza, il ruolo dei plantari personalizzati all’interno dello scarpone da sci? Per plantari personalizzati intendiamo che sia creati su misura e  studiati in funzione sia dei diversi tipi di piedi sia dei diversi tipi di funzionamento.

“Io credo nell’importanza del plantare personalizzato anche creato in funzione del possibile aiuto che potrebbe dare sotto l’aspetto tecnico . Questo su suggerimento dell’allenatore. E qui si potrebbero scrivere dei libri su questo argomento importantissimo dal mio punto di vista poco condiviso tra i tecnici

Continuo a sbattere contro un muro di disinteresse. E gli atleti di Coppa del Mondo sono restii a far sapere gli accorgimenti che hanno nello scarpone e che li aiutano a vincere…..”

Pensa che utilizzare un plantare qualunque, comprato in un negozio di sci o adattato da un qualunque tecnico sia la stessa cosa che sottoporsi a una visita a Podoiatrica da un professionista specializzato in PODO SPORT ?

“Innanzi tutto è fondamentale una visita podistica prima di scegliere uno scarpone.  Parlo di atleti naturalmente. Un podologo professionista esamina i piedi e evidenzia la situazione. Un tecnico in negozio non può avere la competenza di un dottore. ….Può avere un’ottima capacità manuale che si limita a creare il calco del piede non eventuali correzioni “

Alla lunga la costrizione, a cui è soggetto un piede all’interno dello scarpone può incidere negativamente sulla prestazione? Quanto un plantare può aiutare nel risultato ottimale della prestazione del professionista?

“Nella prestazione lo scarpone è chiuso al massimo per evitare anche il minimo movimento del piede all’interno dello scafo. Questo comporta  una cattivo funzionamento dei recettori del piede e caviglia.  Ma è  uno scotto  che l’atleta pur di avere il piede bloccato è disposto a pagare. Per me  rimane fondamentale un plantare personalizzato sia per lo sciatore principiante che per l’atleta.”

Ringraziamo tantissimo Pierpaolo Calcamuggi per le sue risposte chiare e esaustive e buono sci a tutti!

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